Con la caduta del Governo Draghi, l’instabilità economica e politica si fa più accentuata: sono diversi, infatti, sono i decreti legge proposti, ma in attesa di votazione e approvazione, per diventare operativi. Tra questi le misure che potrebbero restare in sospeso riguardano anche l’ambito immobiliare.
Vediamo quali.
Superbonus 110%
Durante il lungo discorso che Draghi ha tenuto in Senato prima del voto di fiducia ha affermato: “Per quanto riguarda le misure per l’efficientamento energetico e, più in generale, i bonus per l’edilizia intendiamo affrontare le criticità nella cessione dei crediti fiscali, ma al contempo ridurre la generosità dei contributi”.
E durante le repliche ai senatori, ha rincarato la dose: “Quanto al superbonus, sapete quello che ho sempre pensato in proposito, ma il problema non è il superbonus, sono i meccanismi di cessione che sono stati disegnati. Chi ha disegnato quei meccanismi di cessione, senza discrimine e senza discernimento, è lui (o lei, o loro) il colpevole di questa situazione – ha aggiunto – in cui migliaia di imprese stanno aspettando i crediti. Ora bisogna riparare al malfatto, bisogna tirar fuori dai pasticci quelle migliaia di imprese che si trovano in difficoltà”.
Sarà da vedere quindi che cosa accadrà, dato che già ad inizio luglio era stato evidenziato come i fondi per questo tipo di agevolazioni fossero praticamente finiti.
Riforma del catasto
Quello della casa e della sua tassazione è uno degli argomenti più spinosi per qualsiasi governo si sia succeduto in Italia. La base degli attuali valori catastali risale al biennio 1988-1989; i successivi tentativi di revisione di tali valori, nel 1998, 2005, 2011, 2013 e 2014 non hanno avuto successo.
La riforma abbozzata dal governo Draghi prevedeva l’integrazione delle informazioni presenti nel catasto dei fabbricati (da rendere disponibile a decorrere dal 1° gennaio 2026) per avvicinarli maggiormente ai valori di mercato, escludendo però che tali informazioni possano essere utilizzate per determinare la base imponibile per il pagamento di imposte.
Il rischio di un aumento delle imposte in effetti esiste, soprattutto in un Paese come l’Italia sempre affamato di soldi per alimentare la spesa pubblica e fare fronte al debito accumulato. Ma è in effetti una decisione politica, non un automatismo dello strumento riforma.
La caduta del governo ha complicato le cose, aprendo di fatto nuovi scenari di revisione dei principi sinora approvati.


