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Affitti a canone concordato: le novità introdotte dal “Decreto Semplificazioni”

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Affitti a canone concordato: le novità introdotte dal "Decreto Semplificazioni"

Sono comunemente conosciuti come contratti con “affitto concordato” e si riferiscono ad esempio ad affitti il cui canone mensile è ridotto rispetto ai valori di mercato e calcolato sulla base di accordi raggiunti a livello locale fra le organizzazioni più rappresentative dei conduttori di proprietà edilizia e inquilini.

Parliamo dei contratti di locazione con canone concordato che sono stati introdotti dalla legge 9 dicembre 1998, n. 431 recante “Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo”. Tale disciplina è applicabile ai contratti di locazione di durata triennale con rinnovo automatico di ulteriori due anni.

La scorsa settimana sono diventati operative alcune novità a seguito dell’entrata in vigore del “Decreto Semplificazioni” (decreto-legge 21 giugno 2022, n. 73 recante “Misure urgenti in materia di semplificazioni fiscali e di rilascio del nulla osta al lavoro, Tesoreria dello Stato e ulteriori disposizioni finanziarie e sociali”).

Per non scendere troppo sul tecnico, in buona sostanza sarà possibile concludere contratti di locazione a canone concordato valendosi dell’attestazione già rilasciata in occasione di un precedente contratto avente ad oggetto il medesimo immobile: una volta concluso un primo contratto a canone concordato, sarà, dunque, possibile cedere in locazione a terzi il medesimo immobile valendosi della precedente attestazione.

Per i contratti di questo tipo “non assistiti”, ossia definiti in autonomia tra le parti interessate senza l’ausilio delle organizzazioni firmatarie degli accordi territoriali (cioè conclusi direttamente tra inquilino e locatore), è necessaria il rilascio dell’attestazione da parte di almeno una delle organizzazioni firmatarie degli accordi territoriali.

L’attestazione è un elemento importante poiché consente l’accesso alle agevolazioni fiscali. L’attestazione serve a dimostrare che il contratto concluso dalle parti in autonomia è conforme al contenuto degli accordi territoriali sopra citati.

Tuttavia è bene ricordare che tale riforma proposta al dichiarato fine di semplificare e snellire le procedure necessarie, non ha riscosso grande favore tra le associazioni di categoria (Appc, Confabitare, Unioncasa) che, al contrario, già ne chiedono l’abrogazione.

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