Meno fuochi d’artificio, più solidità. I dati ancora provvisori del Sistema statistico regionale del Veneto, aggiornati a novembre 2025, restituiscono l’immagine di un comparto turistico maturo, stabile e sempre più equilibrato lungo l’arco dell’anno.
Negli alberghi veneti si contano 28.714.125 presenze: di queste, 19.457.000 sono straniere e circa 9.250.000 italiane. A trainare il settore sono le strutture di fascia alta: gli hotel a 4 e 5 stelle totalizzano 14.124.000 presenze, seguiti dai 3 stelle con 12.450.000. Più contenuti i numeri degli alberghi a 1 e 2 stelle, che insieme registrano 2.138.000 presenze.
Accanto al comparto alberghiero, il sistema ricettivo complementare conferma il suo peso strategico. Campeggi e villaggi turistici raccolgono 19.892.000 presenze, gli agriturismi 1.273.000, mentre gli alloggi privati raggiungono quota 18 milioni. Gli altri esercizi totalizzano 2.649.000 presenze. Complessivamente, il segmento extra-alberghiero arriva a 70.549.000 presenze, dato ancora parziale perché privo dei flussi invernali.
La stagionalità resta marcata nei mesi estivi: giugno registra 10,4 milioni di presenze, luglio 13,24 milioni e agosto tocca il picco di 14 milioni.
Lago, mare, montagna: la geografia dei flussi
La mappa del turismo veneto si articola lungo quattro direttrici: lago, mare, montagna e terme, a cui si affiancano le città d’arte.
Il lago di Garda guida la classifica con 14.482.000 presenze. Venezia e il suo territorio si attestano a quota 12.556.000. Sul fronte balneare, Jesolo ed Eraclea totalizzano 6 milioni di presenze, seguite da Bibione con 5.370.000. La montagna, con le Dolomiti, raccoglie 3.453.000 presenze.
Rilevanti anche i numeri delle città: Treviso supera i 2 milioni di presenze; Padova raggiunge 2.123.000, mentre le Terme Euganee si attestano a 2.700.000; Vicenza conta 1,6 milioni, Verona 4,6 milioni e Rovigo sfiora 1,5 milioni.
Un’industria turistica sempre più matura
Il consuntivo 2024 di Federalberghi Veneto parla di un’industria “matura” e in fase di consolidamento. La montagna si conferma protagonista con un +4% di occupazione annua. Le città d’arte registrano un tasso di occupazione del 73,7%.
Il lago rappresenta il 20% del movimento turistico complessivo regionale e mostra segnali di crescita, con un tasso di occupazione del 72,8%. Le terme si attestano al 72,2%, con punte dell’86,4% a Capodanno. Il mare, pur segnando il tasso di occupazione più basso (70,6%), evidenzia una buona tenuta su base annua e una crescita significativa nei periodi festivi: +9,3% a Natale e +14,8% a Capodanno.
Numeri che indicano una progressiva destagionalizzazione, con flussi sempre più distribuiti lungo l’intero arco dell’anno.
Tornano gli italiani
Fino a ottobre-novembre 2025 gli arrivi crescono dello 0,1%. Il dato più interessante è il ritorno del turismo domestico: gli italiani segnano un +0,4%, mentre gli stranieri restano stabili. Le vacanze sono mediamente più brevi, ma alcune province — Belluno, Verona, Rovigo e Treviso — registrano un aumento dei flussi.
La stagione balneare vede un lieve incremento degli arrivi (+0,5%) ma una flessione dei pernottamenti (-1,1%), andamento simile a quello del lago di Garda.
Un anno di equilibrio prima delle Olimpiadi
Il 2025 si delinea come un anno di consolidamento, senza picchi straordinari ma con basi solide. Un anno che potrebbe diventare riferimento statistico, considerando che il 2026 sarà probabilmente influenzato dall’effetto traino delle Olimpiadi invernali di Cortina.
Il Veneto si conferma la regione più turistica d’Italia secondo Federalberghi. E se qualcuno si aspettasse numeri più eclatanti, la risposta arriva dai dati: maturità, stabilità e destagionalizzazione sono segnali positivi. Non servono exploit, ma continuità. È su questa solidità che il Veneto costruisce la propria reputazione, rafforzando l’immagine di una destinazione ricca, varia e capace di attrarre visitatori in ogni stagione.


