Dopo oltre un decennio di crescita ininterrotta, il turismo in terraferma veneziana mostra segnali evidenti di rallentamento. Nel 2025 le presenze complessive a Mestre e Marghera sono diminuite di oltre il 13%, interrompendo una lunga fase espansiva che aveva portato al record di 3,7 milioni di presenze nel 2024. A pesare sono soprattutto l’ampiezza dell’offerta e una competizione sempre più spinta sui prezzi, mentre le nuove aperture, seppur ancora presenti, procedono con maggiore cautela.
Il rallentamento del turismo nel Comune di Venezia era noto da mesi ed è stato progressivamente confermato dai dati ufficiali. Dopo un 2024 eccezionale, difficilmente replicabile, una flessione era in parte attesa e non rappresenta di per sé un campanello d’allarme. Tuttavia, all’interno di questo calo generalizzato emerge una criticità più marcata: la terraferma.
Secondo i dati degli uffici statistici della Regione Veneto, i pernottamenti in terraferma segnano un -12% nel 2025, a fronte di un -6% dell’intero comune. Ancora più significativo il dato relativo all’extralberghiero, che a Mestre rappresenta oltre un terzo dell’offerta complessiva: qui il calo arriva al 13,7%.
La flessione arriva dopo anni di incrementi a doppia cifra. Nel 2024 i pernottamenti extralberghieri erano cresciuti del 16%, nel 2023 di oltre il 20% e nel 2019 addirittura del 35% (al netto del periodo pandemico). In quindici anni la terraferma veneziana è passata da meno di 400 mila pernottamenti extralberghieri nel 2010 a oltre 1,3 milioni nel 2024, più che triplicati. Nello stesso arco temporale, invece, i pernottamenti alberghieri sono rimasti sostanzialmente stabili, nonostante l’apertura di numerose nuove strutture.
Il dato del 2025 rappresenta quindi una netta inversione di tendenza. Che si tratti di una battuta d’arresto temporanea o dell’inizio di una fase più strutturale sarà il tempo a stabilirlo. Al di fuori del 2020, anno anomalo per effetto della pandemia, dal 2014 l’extralberghiero in terraferma non registrava segni negativi. Anche allora il calo seguì un periodo di forte espansione, ma i numeri tornarono rapidamente a crescere.
Oggi il contesto appare più complesso. L’enorme offerta disponibile a Mestre e Marghera sta spingendo i prezzi al ribasso, riducendo la redditività delle locazioni turistiche. Dopo una frenata a inizio anno, le nuove aperture su piattaforme come Airbnb sono riprese, ma con ritmi decisamente più prudenti rispetto al recente passato. La concorrenza tra alberghi e affitti brevi, soprattutto nella fascia medio-bassa, si concentra su una domanda simile: quella di chi non può permettersi un alloggio nel centro storico di Venezia. Nel 2025 gli alberghi registrano un calo dell’11%, mentre l’extralberghiero scende del 13,7%. Se Venezia rallenta, Mestre soffre ancora di più.
Il nodo centrale resta quindi la natura del “boom” turistico della terraferma. Quindici anni di crescita, certificata dai numeri, non hanno generato un vero turismo a Mestre, ma prevalentemente un ruolo di dormitorio per milioni di visitatori diretti quotidianamente a Venezia. Persone che, pur dormendo all’interno del Comune di Venezia e non rientrando nelle statistiche dei “giornalieri”, contribuiscono di fatto ad alimentare lo stesso modello di turismo mordi e fuggi, lasciando aperto l’interrogativo sulla sostenibilità e sul futuro dell’offerta turistica in terraferma.


