Vai al contenuto

La crisi degli affitti in Veneto: chi ne paga il prezzo

In Veneto chi cerca casa in affitto si scontra contro un’altissima domanda, canoni raddoppiati in sei anni e un’offerta che si restringe sempre di più. Questa crisi non è più un problema solo delle “grandi città” e trasforma la ricerca di un alloggio in una corsa a ostacoli con poche vie di uscita.

I numeri del fenomeno

Secondo quanto dicono i dati, il costo medio degli affitti, nel periodo di riferimento 2019-2025, è salito di oltre il 43%, mentre le retribuzioni medie sono aumentate solo dell’11%. A guidare i rincari ci sono le città universitarie, con Venezia che registra un +42% solo negli ultimi mesi; seguono Verona con un +39%, Vicenza con un +31% e Treviso con un +19%.

Il paradosso è che ci sarebbero circa 457 mila immobili teoricamente sfitti, mentre allo stesso tempo le compravendite calano. Questo genera un problema sistemico a cui bisogna far fronte e di cui bisogna iniziare a parlare; il progressivo ridimensionamento degli strumenti pubblici pensati proprio per calmierare l’impatto dei rincari porta conseguenze dirette in un contesto di circa 40mila famiglie per le quali il canone mensile rappresenta una delle voci di spesa più difficili da sostenere.

Studenti e famiglie i soggetti più colpiti

Il segmento più colpito dalla crisi delle case in affitto in Veneto è proprio quello studentesco, che arriva a casi estremi in cui si paga oltre 600 euro per un posto singolo e 450 per uno in doppia. Questo perché, a fronte di oltre 100mila studenti universitari in regione, sono disponibili poco più di 2mila posti letto pubblici. Non funziona meglio per le famiglie, questo è certo: una famiglia veneta su cinque ha difficoltà ad arrivare a fine mese, in un contesto in cui gli affitti sono in costante aumento.

Con contratti sempre più brevi, tanto che a Venezia metà delle locazioni dura meno di tre anni, i proprietari si tutelano chiedendo garanzie sempre più stringenti e questo significa che il vero ostacolo per uno studente, un giovane lavoratore e anche per determinate famiglie non è solo trovare un immobile libero, ma superare un filtro di affidabilità che di fatto esclude proprio le categorie più fragili.

Il divario tra centro e provincia cambia le scelte abitative

Mentre Venezia, Padova e Verona segnano rincari a doppia cifra sui canoni, nelle aree extraurbane la crescita resta contenuta all’1,5-1,74% annuo; questo scarto così importante sta ridisegnando la geografia abitativa della regione: chi lavora o studia in centro città si sposta nei comuni di cintura o nelle periferie, dove trova prezzi più accessibili ma paga il conto in altro modo, con pendolarismi quotidiani più lunghi.

A Padova, ad esempio, chi non riesce ad affittare in centro storico o vicino agli atenei si sposta verso zone come Arcella o Portello, dove i canoni per una singola scendono anche di 100-150 euro al mese rispetto al centro.

L’affitto introvabile frena anche le imprese venete

Quando un lavoratore stagionale del turismo o un neoassunto in una PMI manifatturiera non trova un affitto compatibile con il proprio stipendio nella città dove dovrebbe lavorare, il problema smette di essere solo personale e diventa sistemico.

Le imprese venete, in particolare quelle del comparto turistico-ricettivo e manifatturiero, segnalano crescenti difficoltà a reperire personale disposto a trasferirsi proprio nelle aree a più alta tensione abitativa, come Venezia e la sua costa. Gli operatori stagionali, infatti, non sono disposti a spendere larga parte del proprio stipendio per abitare vicino alle zone di lavoro o, molto semplicemente, alle volte non possono permetterselo.

La crisi degli affitti sta quindi diventando un vincolo diretto alla capacità delle aziende locali di coprire i propri organici, un meccanismo che lega il mercato immobiliare alla tenuta produttiva del territorio in modo più stretto di quanto normalmente si racconti.

Canone concordato: il risparmio fiscale che pochi sfruttano

Il canone concordato disciplinato secondo gli accordi territoriali veneti prevede per il proprietario una cedolare secca ridotta al 10% e per l’inquilino un canone concordato entro fasce prestabilite, generalmente più basse rispetto a quelle del mercato libero.

Nonostante il vantaggio fiscale ed economico, in Veneto, la diffusione di questa scelta resta limitata: molti proprietari preferiscono il canone libero perché percepito come più flessibile e redditizio nel breve periodo, soprattutto nelle città dove la domanda supera nettamente l’offerta e permette comunque di affittare rapidamente anche a canone pieno.

Analizzare il fenomeno, agire di conseguenza e offrire le giuste soluzioni non è solo un modo per compattare il tessuto regionale, ma anche una possibile opportunità per far crescere l’economia veneta con una forza lavoro stabile, famiglie con maggiore potere d’acquisto e un maggior afflusso di studenti e smartworker.

Author

Arsenale 1104 è una società di gestione e investimento immobiliare "all-inclusive" che offre servizi per case, ville e appartamenti vacanza a Venezia, Padova, Vicenza e Verona. Possiamo aiutarti e gestire il tuo immobile?