Quando si decide di contrarre un mutuo, il termine che indica il fatto di aver stipulato il contratto è accendere il mutuo. Il processo per richiedere un mutuo prima casa o meno segue regole precise che è necessario rispettare.
Il primo prevede il fatto di passare in rassegna le proposte di diverse banche. Nel momento in cui si parla del criterio di convenienza, il punto di riferimento deve essere il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale). Sul web esistono numerosi simulatori che permettono di capire il peso della rata inserendo varie informazioni, dallo stipendio che si percepisce fino ai tempi di durata del piano di ammortamento.
Dopo aver scelto l’istituto bancario, sarà necessario fornire la documentazione per accendere il mutuo.
L’istituto di credito procederà con l’analisi per valutare che il mutuatario abbia le garanzie sufficienti a pagare le rate del mutuo in relazione al valore dell’immobile. Il valore dell’immobile sarà stabilito tramite una perizia realizzata da un esperto.
Dopo aver raccolto tutti questi dati sulla pratica di mutuo, l’istituto bancario ha tutti gli elementi per rilasciare l’approvazione ad erogare il mutuo. A seguito della delibera verrà realizzato il contratto che si baserà sull’accordo delle parti e includerà tutti gli elementi necessari per la stipulazione del mutuo come il tasso a regime.
Un processo piuttosto articolato che presenta una durata media compresa tra i 20 e i 60 giorni determinando, in alcuni casi, l’impossibilità di firmare un compromesso da parte del potenziale acquirente che in molti casi si vedrà sfuggire la casa dei propri sogni per colpa della mancanza immediata delle disponibilità finanziarie per concludere la pratica.
Il costo del mutuo è un capitolo di indubbia importanza. Quando lo si analizza, è necessario porre attenzione anche alle spese accessorie. Tra queste è possibile citare le imposte, ma anche le spese di perizia, quelle d’istruttoria, l’assicurazione e gli oneri notarili. Da non dimenticare è anche l’applicazione di un eventuale tasso di mora in caso di ritardo nel pagamento delle rate.
Non sempre, però, l’istituto di credito concede il mutuo, e i motivi possono essere diversi. Ecco i principali:
- Rata troppo alta rispetto alla capacità reddituale dell’aspirante mutuatario. Per intenderci, la rata non deve superare 1/3 dello stipendio netto;
- Situazione lavorativa incerta (p.e. cassa integrazione e mobilità);
- Passato da cattivo pagatore del mutuatario;
- Immobile proveniente da una donazione. Quest’ultimo, infatti, potrebbe essere oggetto di rivendicazione da parte di soggetti che ritengono di essere stati privati dei propri diritti.
Da non dimenticare è anche l’esclusione del mutuo in caso di immobile caratterizzato da irregolarità edilizie.


