Nel 2025 gli arrivi registrati su Airbnb nell’Unione Europea hanno superato i 114 milioni, generando un impatto economico stimato in oltre 53,2 miliardi di euro sul PIL europeo e contribuendo al sostegno di più di 904.000 posti di lavoro. I dati emergono da un sondaggio paneuropeo commissionato dalla piattaforma, che analizza il ruolo crescente degli affitti brevi nel soddisfare la domanda di soluzioni abitative flessibili.
In Italia, l’84% degli intervistati afferma di aver avuto almeno una volta la necessità di un alloggio temporaneo a causa di un trasferimento o di una fase di transizione abitativa, una quota superiore alla media europea, pari all’81%. Nonostante questa domanda diffusa, il sistema abitativo continua a evidenziare un vuoto strutturale tra il soggiorno turistico di breve durata e la residenza stabile, rendendo spesso complessa o economicamente onerosa la ricerca di soluzioni temporanee.
In questo scenario gli affitti brevi vengono percepiti come un’opzione accessibile e flessibile. Tra le principali motivazioni che spingono a scegliere questa formula emergono la ricerca di una casa a lungo termine (27%), motivi di studio o formazione (24%), esigenze lavorative (24%), cure mediche (23%) e percorsi di formazione professionale (21%).
Studenti, mobilità sanitaria e lavoro tra le principali esigenze
La domanda di alloggi temporanei riguarda diverse categorie di utenti. Tra queste gli studenti, in particolare internazionali, che arrivano in una nuova città e necessitano di soluzioni provvisorie in attesa di un alloggio stabile. Il fenomeno si inserisce in un contesto caratterizzato da una cronica carenza di residenze universitarie in molte città europee. Iniziative come lo “Student Housing Fund”, lanciato da Airbnb a Berlino, puntano proprio a sostenere questo segmento.
Un’altra motivazione rilevante riguarda i soggiorni legati alle cure mediche. In Italia circa un milione di pazienti ogni anno – pari all’8,8% dei ricoveri totali – si sposta fuori dalla propria regione per ricevere assistenza sanitaria. Questa mobilità si riflette anche nei flussi registrati sulla piattaforma, con numerosi ospiti che scelgono alloggi situati nelle vicinanze dei principali ospedali.
Affitti brevi anche nelle situazioni di emergenza
Negli ultimi anni il modello degli affitti brevi è stato utilizzato anche per rispondere a situazioni di emergenza. Dal 2020 Airbnb.org, organizzazione non profit indipendente fondata dalla piattaforma, ha offerto oltre 1,6 milioni di notti gratuite a più di 250.000 persone. Gli interventi hanno riguardato comunità colpite da disastri naturali o crisi, come nel caso della collaborazione con la Fédération nationale des sapeurs-pompiers de France per offrire alloggi temporanei alle famiglie coinvolte dalla tempesta Nils.
Il ruolo durante i grandi eventi internazionali
Un ulteriore ambito di utilizzo riguarda i grandi eventi, durante i quali la condivisione degli alloggi consente alle città di aumentare temporaneamente la capacità ricettiva senza investire in nuove infrastrutture permanenti.
Secondo Airbnb, le Olimpiadi e Paralimpiadi di Parigi hanno rappresentato il più grande evento di hosting nella storia della piattaforma, con quasi 700.000 ospiti provenienti da 160 Paesi e territori e un incremento del 35% dell’offerta di alloggi nella regione parigina.
Il modello viene impiegato anche in occasione di altri grandi appuntamenti globali, tra cui i Mondiali FIFA e le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026.
L’impatto economico degli host europei
Nel complesso, nel 2025 gli host attivi nell’Unione Europea hanno contribuito con oltre 53,2 miliardi di euro al PIL e creato più di 904.000 posti di lavoro.
Per molti cittadini l’attività di hosting rappresenta inoltre una fonte di reddito integrativa. Secondo un sondaggio condotto tra gli host europei, l’80% affitta una sola abitazione intera e il 47% utilizza i ricavi per sostenere le spese della propria casa e continuare a viverci.
Il dibattito europeo sull’accessibilità abitativa
Il tema degli affitti brevi si inserisce nel più ampio dibattito europeo sull’accessibilità abitativa, mentre la Commissione Europea sta lavorando al nuovo Affordable Housing Action Plan.
In questo contesto è stata lanciata la Future of Cities Coalition, un’iniziativa che riunirà soggetti pubblici e privati per affrontare in modo integrato le pressioni legate alla disponibilità di alloggi, all’accessibilità economica e agli impatti sociali e ambientali del turismo.
Secondo Airbnb, il peso degli affitti brevi sul mercato immobiliare europeo resta comunque limitato. Nel 2025 gli annunci di intere abitazioni occupate per almeno 120 notti rappresentavano lo 0,13% dello stock abitativo totale dell’Unione Europea.
In tutti i 27 Stati membri la quota rimane inferiore all’1%. Anche nelle dieci città più popolose dell’UE la media si attesta allo 0,37%, con valori che vanno dallo 0,09% registrato a Berlino allo 0,65% di Parigi.
Molto più rilevante, invece, il fenomeno delle case vuote. In alcuni Paesi europei fino a un’abitazione su cinque risulta inutilizzata. Complessivamente Croazia, Bulgaria, Grecia, Portogallo e Spagna contano oltre 14 milioni di abitazioni vuote, una cifra oltre 169 volte superiore al numero degli alloggi Airbnb utilizzati con maggiore frequenza.


